
Capitolo Nove. Spinoza. More geometrico omnia demonstranda. .
Introduzione. Il sistema metafisico di Spinoza.
Aristotele aveva affermato che l'essere pu essere detto in molti
modi e che le forme sostanziali sono innumerevoli. Descartes,
introducendo la distinzione fra qualit primarie e secondarie,
aveva negato l'esistenza di molte di queste sostanze
aristoteliche, attribuendole alla componente soggettiva della
conoscenza e riducendo a due il numero delle sostanze: res
cogitans e res extensa, il pensiero e la materia. Egli aveva
aggiunto poi che la caratteristica specifica della materia 
l'estensione, l'avere, cio, una dimensione nello spazio. Tutti i
corpi diventavano cos modificazioni dell'unica sostanza estesa.
Descartes poi aveva definito la sostanza come ci che non ha
bisogno che di se medesima per esistere (vedi Q secondo/2,
capitolo Cinque, lettura 16), precisando per che la sostanza deve
essere intesa in due modi diversi a seconda che ci si riferisca a
Dio, sostanza prima, o alla res cogitans e alla res extensa,
sostanze seconde. Inoltre Descartes, pur avendo ridotto tutto ci
che si trova in natura a res extensa, conservava la pluralit
delle res cogitantes. Questa precisazione era necessaria per
evitare la divinizzazione della materia e per conservare
l'individualit degli esseri pensanti.
Spinoza, che pur stimava grandemente Descartes, mise in evidenza
tutte queste incongruenze del pensiero cartesiano e ritenne di
poterle superare dando vita a un sistema filosofico perfetto e
completo, more geometrico demonstrato. Il suo tentativo lo port
ad elaborare una grande metafisica, il primo sistema monistico del
pensiero moderno.
Egli parte dalla concezione cartesiana di sostanza e la ripropone
in quella serie di Definizioni, Assiomi e Dimostrazioni, che si
trovano all'inizio della sua Etica. Per Spinoza la sostanza 
unica e onnicomprensiva, nel senso che non lascia nulla fuori di
s: essa si presenta con infiniti attributi dei quali l'uomo pu
conoscerne solo due: quello dell' estensione e quello del
pensiero. Spinoza chiama la sostanza, la cui essenza coincide con
l'esistenza, con il nome tradizionale di Dio. L'esistenza del Dio
di Spinoza non richiede una particolare dimostrazione in quanto
coincide con la totalit del reale: Tutto ci che ,  in Dio, e
senza Dio nessuna cosa pu essere, n essere percepita (I, Prop.
quindicesimo). Naturalmente in questa concezione non vi  spazio
per la trascendenza divina: Dio  causa (immanente) ed effetto,
Natura naturans e Natura naturata.
Uno dei problemi della metafisica spinoziana sta nella
terminologia. Una celebre espressione spinoziana   Deus sive
natura . Queste parole sembrano evocare l'antica sapienza dei
primi filosofi, ma la Natura di cui parla Spinoza non  pi la
physis degli antichi, essa  invece la materia concepita secondo i
dettami della scienza moderna, quindi  Deus sive natura  non 
altro che  Deus sive materia . Il Dio di Spinoza ha le
caratteristiche della materia e la materia ha le caratteristiche
di Dio.
Nella filosofia antica in genere Dio e la materia erano
considerati i due poli estremi dell' ordo entis: Dio stava al
vertice, la materia occupava invece l'ultimo gradino della scala
dell'essere. L'espressione spinoziana Deus sive Natura appare
quindi veramente nuova. Ma se per lui Dio possiede le stesse
caratteristiche della materia  perch alla materia la scienza
moderna attribuisce straordinarie caratteristiche di razionalit.
Anzi la nuova concezione scientifica interpreta la Materia-Natura
con le caratteristiche proprie della divinit: essa  infatti
infinita ed assoluta, eterna ed immutabile, perfetta nella
regolarit dei suoi fenomeni e nel linguaggio - quello matematico
- con cui parla allo scienziato. Quindi l'affermazione spinoziana,
per quanto nuova ed inusitata, appare del tutto logica.
Questa Materia-Natura viene quindi indagata more geometrico,
perch essa stessa  formata more geometrico, cio secondo il
principio di causa e secondo rapporti esclusivamente quantitativi,
riproducibili con esattezza attraverso il linguaggio matematico.
La causalit, che sta a fondamento della scienza moderna, pu
essere in qualche modo ricondotta alla causa efficiente della
metafisica aristotelica; ci che invece il pensiero moderno
rifiuta  il concetto di causa finale, presente in tutta la fisica
antica e medievale. Il finalismo stava alla base della teologia
razionale, che costituiva una parte importante della metafisica di
Aristotele. Nel Medioevo il finalismo poi era stato posto in
relazione con la concezione cristiana di un Dio persona, creatore
del mondo. La causa finale appariva da una parte un principio
perfettamente conforme a ragione (Aristotele) e dall'altra
costituiva la prova dello stretto rapporto Creatore-creature
(cristianesimo).
Anche Spinoza, in sintonia con la fisica moderna, rifiuta il
pregiudizio finalistico. Alle implicazioni sul piano teologico
della negazione della causa finale non era stata ancora prestata
sufficiente attenzione. Spinoza invece ne trasse tutte le
conseguenze e mise in evidenza la contraddizione fra scienza
moderna e teologia cristiana: la prima, assolutizzando il
meccanicismo, rifiuta la causa finale e si oppone radicalmente
alla seconda, che invece afferma il finalismo come evidente in
natura e come prova dell'azione creativa di Dio.
Il Dio di Spinoza, sostanza unica, res cogitans e insieme res
extensa, non ammette n la libert sul piano dello spirito, n la
contingenza e il caso sul piano della natura. I miracoli sono
negati per definizione e il filosofo afferma nel Trattato
teologico-politico a questo proposito: Se avvenisse qualcosa
nella Natura che non derivasse dalle sue leggi, ci dovrebbe
necessariamente contrastare all'ordinamento che Dio ha stabilito
nella Natura per l'eternit, attraverso leggi universali della
Natura stessa, e sarebbe quindi contrario alla Natura e alle sue
leggi: di conseguenza il credere in ci ci farebbe dubitare di
ogni cosa e ci condurrebbe all'ateismo (capitolo sesto).
Naturalmente queste sue idee suscitarono molte critiche. Ad esse
egli rispondeva che la concezione teologica ebraico-cristiana era
contraddittoria, mentre la sua era invece perfettamente coerente.
La critica di Spinoza alla teologia ebraico-cristiana coinvolgeva
anche il fatto centrale della creazione: come pu Dio, potenza
infinita, avere una volont libera e quindi un agire di tipo
finalistico? Se Dio  tutto per definizione, come pu creare
qualcosa che poi viene ad esistere fuori di s? Per coerenza
bisognava quindi rifiutare la concezione teologica ebraico-
cristiana, che rappresentava Dio come persona dotata di volont e
di libert, eliminare il dualismo spirito-materia, il finalismo e
l'idea di trascendenza. Dopo di che egli arrivava a definire Dio
in un modo nuovo ed originale, cio - come abbiamo visto -:Deus
sive Natura (sive Materia).
A questo punto Spinoza  pronto a risolvere il problema pi
difficile lasciato aperto da Descartes, quello del rapporto fra
res cogitans e res extensa. Descartes aveva parlato di due
sostanze totalmente indipendenti l'una dall'altra, assolutamente
diverse e separate. Questo dualismo radicale rendeva arduo
qualsiasi tentativo di spiegazione del fenomeno della conoscenza.
La soluzione cartesiana di tipo fisiologico data al problema (la
ghiandola pineale come punto di contatto fra le due realt del
pensiero e dell'estensione) non era parsa convincente.
La soluzione fornita da Spinoza appare invece perfettamente
coerente e in sintonia con tutte le premesse del suo sistema.
Secondo il filosofo olandese esiste un'unica sostanza,
perfettamente e totalmente razionale. Degli infiniti attributi
della sostanza  possibile conoscerne solo due: pensiero ed
estensione. Il pensiero (res cogitans) funziona secondo le regole
della logica (more geometrico) e nello stesso modo funziona la
materia (res extensa). La razionalit divina riguarda dunque sia
il pensiero sia la materia e fra i due attributi non pu esservi
che perfetta corrispondenza in un'armonia divina. Come afferma
Spinoza nel suo bel latino:  Ordo et connexio idearum idem est ac
ordo et connexio rerum . Il pi difficile problema cartesiano
viene cos risolto. Non solo, ma Spinoza sembra realizzare anche
il grande desiderio di Descartes di costruire la mathesis
universalis. Nel nuovo sistema metafisico spinoziano non c'
spazio n per la libert nell' ordo idearum, n per la casualit
nell' ordo rerum; niente avviene per caso, tutto  pura
razionalit.
A questo punto Spinoza  in grado di elaborare una nuova teoria
della conoscenza e dell'errore. Di uno stesso oggetto e di tutta
la realt vi possono essere conoscenze che raggiungono o meno il
livello della chiarezza e della distinzione, adeguate o
inadeguate. La conoscenza legata alle percezioni sensibili, prive
di riflessione,  sempre confusa. La conoscenza certa, oggettiva,
universale, epistemica (sub specie aeternitatis),  quella di tipo
dimostrativo, che ha le caratteristiche del sapere matematico e
geometrico. Infine  possibile un terzo tipo di conoscenza,
intuitivo, che permette di raggiungere la chiarezza attraverso
un'intuizione intellettuale, che Spinoza considera il vertice
della conoscenza stessa, quello pi propriamente divino.
Sulla conoscenza inadeguata Spinoza fonda la sua teoria
dell'errore, delle passioni e del male. Pensare di possedere una
volont libera  assurdo perch contrario a tutte le leggi di
natura. Da questa presunzione infondata derivano tutte le passioni
e tutti i mali. Capire, accettare l'ordine razionale dell'universo
e la propria collocazione in esso rappresenta il massimo della
libert; amarlo il massimo della virt, quello che Spinoza chiama:
amor Dei intellectualis. Il razionalismo assoluto, che riesce ad
assorbire in se stesso anche la volont, finisce con l'acquisire
accenti mistici.
Conclusione.
Il sistema di Spinoza mette in evidenza, proprio nel suo essere
un'interpretazione monistica della totalit del reale, cio nel
ricondurre tutta la realt ad un principio unico, perfettamente
razionale, la forza e la sicurezza che la ragione, nella sua
purezza, trascinata dal successo del metodo scientifico, aveva
acquisito in un breve lasso di tempo, quando ancora erano forti le
tendenze allo scetticismo. Il fascino della metafisica spinoziana
consiste nella sua coerenza interna e nella possibilit di
inserire tutto in un grande sistema. Essa ci sorprende e ci
disorienta perch non lascia spazio agli aspetti personalistici di
Dio e dell'uomo, cui ci aveva abituato la filosofia precedente.
All'uomo nuovo dell'era scientifica Spinoza consegna un messaggio
affascinante ed impegnativo, ma anche pericoloso:  Nec laetare,
nec lugere, sed intelligere .
Gli idealisti tedeschi e tutti gli altri filosofi con tendenze
monistiche che verranno dopo di lui lo eleggeranno a loro maestro.
